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L'arte di Angela

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Cari pastelli colorati,

quella di oggi è sicuramente una pubblicazione speciale. Difatti non capita molto spesso di poter ritrarre la conclusione di un'opera d'arte, che è esattamente quello che è successo in questa sessione di scatto dedicata alla pittrice Angela Bello, che ha deciso di utilizzare un mio shooting regalo in questo modo particolarissimo. Ma chi è Angela? Continuate la lettura, che ve la presento!



Caratterizzata da uno spirito creativo e curioso, Angela inizia a dedicarsi con passione al disegno e, successivamente, alla pittura a olio. Il suo percorso artistico conosce il primo vero punto di svolta nel 2013, quando si trasferisce a Firenze e inizia a frequentare dei corsi privati che le permettono di sviluppare nuove tecniche grafiche di tipo iperrealista. Dal 2021 frequenta l'Accademia di Belle Arti, dove consegue dapprima il diploma di primo livello in "Pittura", per poi intraprendere il biennio in "Nuovi linguaggi espressivi" con curriculum in "Pittura".




Il suo approccio deriva da un grande interesse per gli aspetti antropologici e concettuali, nonché dall'importanza dedicata all'osservazione e alla creazione di legami emotivi-empatici. La sua arte è volta ad approfondire il tema della presenza attraverso la sua crisi e negazione negli spazi liminali, producendo una pittura corrosa e sfatta, costruita per essere decostruita in una continua indagine in bilico tra luce e ombra, flusso di coscienza e controllo, realtà e riflesso.



L'altro protagonista a tutti gli effetti del servizio è il suo dipinto È pronto? (olio su tela di lenzuolo, 200 × 160 cm), che fa parte di un progetto intitolato In nome del padre, dedicato alla condizione femminile di casalinga e agli stereotipi ad essa connessi.


L'opera vuole raccontare l'identità di angelo del focolare senza rappresentare persone fisiche, ma lasciando che siano una pentola vuota, i fornelli spenti e i coltelli riposti a parlarci della sua solitudine, del disagio e della frustrazione derivante da questa prigione culturale. Alla retorica di un ambiente domestico sereno, ordinato e accogliente, viene contrapposto lo strato asfissiante di muffa acida e intossicante che rende irrespirabili quelle mura.


Da parte mia non ho potuto che rimanere colpita dalla capacità dell'opera di riuscire a evocare, attraverso il colore, le pennellate e la composizione, un profondo senso di tristezza e di indifferente abbandono, nonostante non vi sia alcun elemento che – di per sé – possa essere effettivamente considerato negativo, o rappresentato in maniera dispregiativa.


Ho trovato poi estremamente incisivo che il dipinto fosse stato fatto su un lenzuolo matrimoniale ricamato, elemento principe di così tanti corredi di nozze.


Fotografare Angela non è stata insomma un'esperienza tra tante, e le sono grata per il modo in cui mi ha parlato di sé e dei suoi quadri. Ho ricevuto in dono un piccolo spiraglio sul suo mondo artistico e ho pensato che potesse essere interessante condividerlo con voi in questo 8 marzo.

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